domenica 3 aprile 2016

Esistenza

La vita non è quella che gli altri vedono per te, 
bensì quella che tu, attimo dopo attimo, 
condividi con la tua anima!

                          m. r. c.

sabato 2 aprile 2016

O Croce di Cristo! - Preghiera di Papa Francesco

Via Crucis del Venerdì Santo
Colosseo - 2016
O Croce di Cristo!
O Croce di Cristo, simbolo dell’amore divino e dell’ingiustizia umana, icona del sacrificio supremo per amore e dell’egoismo estremo per stoltezza, strumento di morte e via di risurrezione, segno dell’obbedienza ed emblema del tradimento, patibolo della persecuzione e vessillo della vittoria.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo eretta nelle nostre sorelle e nei nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati con le spade barbariche e con il silenzio vigliacco.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei volti dei bambini, delle donne e delle persone, sfiniti e impauriti che fuggono dalle guerre e dalle violenze e spesso non trovano che la morte e tanti Pilati con le mani lavate.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei dottori della lettera e non dello spirito, della morte e non della vita, che invece di insegnare la misericordia e la vita, minacciano la punizione e la morte e condannano il giusto.
O Croce di Cristo, ancora oggi ti vediamo nei ministri infedeli che invece di spogliarsi delle proprie vane ambizioni spogliano perfino gli innocenti della propria dignità.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei cuori impietriti di coloro che giudicano comodamente gli altri, cuori pronti a condannarli perfino alla lapidazione, senza mai accorgersi dei propri peccati e colpe.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei fondamentalismi e nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi in coloro che vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei potenti e nei venditori di armi che alimentano la fornace delle guerre con il sangue innocente dei fratelli e danno ai loro figli da mangiare il pane insanguinato.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei traditori che per trenta denari consegnano alla morte chiunque.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei ladroni e nei corrotti che invece di salvaguardare il bene comune e l’etica si vendono nel misero mercato dell’immoralità.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli stolti che costruiscono depositi per conservare tesori che periscono, lasciando Lazzaro morire di fame alle loro porte.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei distruttori della nostra “casa comune” che con egoismo rovinano il futuro delle prossime generazioni.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi negli anziani abbandonati dai propri famigliari, nei disabili e nei bambini denutriti e scartati dalla nostra egoista e ipocrita società.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nel nostro Mediterraneo e nel mar Egeo divenuti un insaziabile cimitero, immagine della nostra coscienza insensibile e narcotizzata.
O Croce di Cristo, immagine dell’amore senza fine e via della Risurrezione, ti vediamo ancora oggi nelle persone buone e giuste che fanno il bene senza cercare gli applausi o l’ammirazione degli altri.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei ministri fedeli e umili che illuminano il buio della nostra vita come candele che si consumano gratuitamente per illuminare la vita degli ultimi.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei volti delle suore e dei consacrati - i buoni samaritani - che abbandonano tutto per bendare, nel silenzio evangelico, le ferite delle povertà e dell’ingiustizia.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei misericordiosi che trovano nella misericordia l’espressione massima della giustizia e della fede.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nelle persone semplici che vivono gioiosamente la loro fede nella quotidianità e nell’osservanza filiale dei comandamenti.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei pentiti che sanno, dalla profondità della miseria dei loro peccati, gridare: Signore ricordati di me nel Tuo regno!
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei beati e nei santi che sanno attraversare il buio della notte della fede senza perdere la fiducia in te e senza pretendere di capire il Tuo silenzio misterioso.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nelle famiglie che vivono con fedeltà e fecondità la loro vocazione matrimoniale.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei volontari che soccorrono generosamente i bisognosi e i percossi.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei perseguitati per la loro fede che nella sofferenza continuano a dare testimonianza autentica a Gesù e al Vangelo.
O Croce di Cristo, ti vediamo ancora oggi nei sognatori che vivono con il cuore dei bambini e che lavorano ogni giorno per rendere il mondo un posto migliore, più umano e più giusto.
In te Santa Croce vediamo Dio che ama fino alla fine, e vediamo l’odio che spadroneggia e acceca i cuori e le menti di coloro preferiscono le tenebre alla luce.
O Croce di Cristo, Arca di Noè che salvò l’umanità dal diluvio del peccato, salvaci dal male e dal maligno! O Trono di Davide e sigillo dell’Alleanza divina ed eterna, svegliaci dalle seduzioni della vanità! O grido di amore, suscita in noi il desiderio di Dio, del bene e della luce.
O Croce di Cristo, insegnaci che l’alba del sole è più forte dell’oscurità della notte. O Croce di Cristo, insegnaci che l’apparente vittoria del male si dissipa davanti alla tomba vuota e di fronte alla certezza della Risurrezione e dell’amore di Dio che nulla può sconfiggere od oscurare o indebolire. Amen!


 




venerdì 1 aprile 2016

Pensieri


Tu puoi, se a volerlo sei tu...

Circolo culturale "su nuraghe" Biella


                Poesia allo sposo, alla Terra che la ospita 

                        e alla sua Sardegna


 Domenica 25 ottobre, alle ore 16, a Candelo, nella Sala delle cerimonie, all’interno dello storico Ricetto, 
Maria Rosa Cugudda presenterà "Anima di corallo", il suo ultimo libro di poesia. 
 L'opera è dedicata alla Terra che la ospita, alla sua Sardegna e all'adorato sposo, il dottor Luciano Serra, ‘il medico degli umili’, nativo di Nurri (Nuoro), scomparso lo scorso anno. Aveva intrecciato la sua vita 
all’esistenza della poetessa.

 “Nelle pagine si alternano visioni d’incanto, una natura trionfante e apportatrice di gioia, a spazi grigi, disperati, solitari. Mari azzurri, bagliori di luce, estati infuocate, germogli di spighe, profumi di paglia, mattine di fiori profumate – scrive la giornalista Mariella Debernardi nella sua prefazione - Su tutto brilla l’Amore per lo sposo che non c’è più. In un sentimento che travalica le soglie incerte della vita. E si trasforma in sentire universale, in canto soave: “Con te amor mio sempre - anche se non ti vedo - dall’alba rosata - al cobalto tramonto. - Nel tuo essere invisibile - nella tua mente nella tua anima - vita mi regali ed io - in te continuare ad esistere vorrei”.

 Durante l'estate l’opera è stata presentata in Sardegna a Senorbì e Quartu Sant' Elena in provincia di Cagliari 
e a Neoneli in provincia di Oristano. Domenica l’appuntamento biellese, nella Terra di adozione dove Maria Rosa e Luciano hanno vissuto la vita intrecciata di amore e di poesia. Scorrendo verso dopo verso, tante sono ancora le gioie e altrettanti i dolori che traspaiono, le sofferenze che incidono graffiando le pagine di un’anima che porta il colore del corallo: “Nel ripostiglio - ormai in disuso chiudo il mio spirito”.


Di notte dorme anche la luna
galoppano bigie nuvole
verso luoghi stranieri.
Riposa anche
il mio amore.
Un soffice manto
ricopre il tempo
silenzioso il vento non bussa alla finestra.
Nel ripostiglio
ormai in disuso chiudo il mio spirito.
Tenebre sempre più tenebre
assente è la luce
scorgo uno spiraglio lì m’aggrappo
nulla ho nelle mani per portare un giorno
a Colui che vita m’ ha donato.
Chi sono?
Forse chiusa nel ripostiglio dell’anima
qualcosa capirò!




Salvatorica Oppes


Allegato, copertina del libro di poesie



Foto presentazioni libri



                                           FOTO PRESENTAZIONI DEI MIEI LIBRI


                                                                                                                                                           























Quando le poesie sono Emozioni

Scritto da maria lucia meloni   
Sabato 25 Settembre 2010
Parole che si trasformano in immagini della natura, colori, pennellate iridescenti, stralci di immagini come se si trattasse di pittura. Parole che diventano suoni, leggeri ritmi, musicalità, liricità. “Emozioni” (2009 Libroitaliano World) è il titolo dell’ultima raccolta di 50 poesie di Maria Rosa Cugudda, inserite nella collana ‘Saffo’.  La presentazione del lavoro di Maria Rosa Cugudda è avvenuta il pomeriggio del 9 settembre presso la Sala Bianca della Biblioteca Ragazzi a Quartu Sant’Elena, e la serata è stata promossa dallo stesso Comune di Quartu Sant’Elena.
In una Sala Bianca gremita di pubblico, erano circa sessanta le persone presenti alla manifestazione, hanno partecipato anche Vanna Arru che ha presentato l’incontro, Massimiliano Pani coordinatore delle biblioteche di Quartu Sant’Elena e Claudia Corona insegnante del CTP24: nei loro interventi hanno posto l’accento su alcuni aspetti culturali, sociali e umani legati alla poesia. La biblioteca è oggi sempre più luogo di incontro e discussione, di letture e riflessioni; non solo quindi  prestiti di libri, situazione sempre presente e mai superata, ma anche altri progetti e promozioni culturali.  “i Bibliofili” guidati da Claudia Corona lavorano da tempo ormai portando avanti un progetto di educazione alla lettura, all’ascolto, all’introspezione.  In biblioteca si crea cultura e l’esempio dell’incontro di giovedì 9 settembre con Maria Rosa Cugudda è assolutamente calzante. 
Maria Rosa Cugudda parla di se stessa, nata a Neoneli nell’oristanese vi ha vissuto fino all’età di 14 anni. Poi il trasferimento a Napoli, gli studi, la laurea, l’insegnamento. Infine il Piemonte dove tuttora vive e insegna.
E’ proprio a 14 anni che Maria Rosa inizia a scrivere poesie, parole che esprimono emozioni e situazioni interiori; Maria Rosa ascolta il suo cuore, guarda il mondo che le sta intorno, lo vive e lo descrive con i suoi versi ... poesie brevi, leggere, affascinanti, ricche di quanto Maria Rosa è, come persona e come donna. Maria Rosa scrive di se stessa e dell’immagine che ha dell’universo nel quale è immersa. 
Maria Rosa Cugudda ha scritto tre libri per un totale di circa 180 poesie; pur avendo iniziato giovanissima  non aveva alcuna intenzione di pubblicare le sue opere. A un certo punto per puro caso partecipa ad un concorso di poesia e lo vince, ‘Premio Poesia’ del 2007,  anno in cui viene pubblicata la sua prima raccolta “Il dolce calore della vita” (edito da Libroitaliano World). Poi ecco altre 80 poesie nel 2008 con “Inesplorato lago” (Libroitaliano World), una interessante unione tra poesia e arte e in particolare con la pittura: in questo volume nasce e si concretizza la collaborazione con il pittore Giuseppe Joppolo con un risultato davvero sorprendente. In questa raccolta vediamo letteralmente ciò che leggendo le poesie percepiamo, ossia un assoluto amore per la pittura e per l’arte in ogni sua manifestazione. Poi “Emozioni” nel 2009, altre 50 poesie, brevi, quasi dei flash, piccoli gioielli, spunti di riflessione che invitano il lettore ad analizzare ed approfondire tante tematiche e si va dal personale, dall’intimo e dall’interiorità più profonda, alle situazioni quotidiane.
Maria Rosa racconta che lei scrive di getto, spesso in fretta le sue poesie, spinta da un bisogno estremo che la chiama a mettere nero su bianco ciò che quel momento le indica di scrivere. Poi lascia tutto sulla scrivania. Torna su quelle parole quando percepisce che è il momento di farlo, allora può rivedere, correggere, limare, modificare, ma l’autrice confessa che la vera Maria Rosa è nella prima stesura, quella dettata dal suo cuore e dalla enorme sensibilità che possiede. 
Bellissimo l’accenno che l’autrice fa della poesia e del ruolo che essa assume nel suo lavoro. I ragazzi della sua scuola spinti a scrivere dalla “Prof.”, riescono a ritrovare se stessi, a maturare, a prendere coscienza di se  e delle proprie possibilità e gratificati dei propri scritti, si avvicinano con meno timore e più sicurezze anche alla scuola oltre che alla  vita. 
La serata di giovedì 9 settembre è stata caratterizzata oltre che dalle parole di Maria Rosa e dagli interventi degli organizzatori anche da letture di poesie  dell’autrice. Il compito è affidato a “i Bibliofili” ed ecco che in silenzio le lettrici  del gruppo di Claudia Corona si alzano e leggono dei bellissimi pezzi di Maria Rosa.
Leggendo e ascoltando le sue poesie si rimane stregati dal rincorrersi di “entità”: vita, luce, buio, echi, respiri, immensità, riflessi… terra, universo, bambini, sorrisi, fiori, sole, amore… mare, profondità, sogni, ricordi, affetti, stati d’animo, emozioni… le poesie di Maria Rosa sono  incanto. Silenzio, aprire il proprio cuore, ascoltare se stessi e il mondo: è questo il valore intrinseco della poesia di Maria Rosa.
Ma si percepiscono anche aneliti di libertà, di amore, di tristezza, mai però di sconforto, piuttosto poesia come metodo per aiutare a ritrovare la strada, il percorso da compiere. La madre e la sorella, i rimpianti e la nostalgia; l’aurora e l’alba, la prima un rincorrersi di colori che mutano e di pennellate di parole che si susseguono, come immagini pittoriche, la seconda intesa come senso di nascita e rinascita, di vita che si contrappone alla morte, di ringraziamento per poter godere di queste bellezze.
Un ricordo dell’amica  poetessa Agostina Argiolas recentemente scomparsa e una dedica a Sakineh la donna che in Iran sta subendo atroci violenze e rischia la lapidazione. 
Maria Rosa Cugudda è davvero una donna speciale, oltre che dai suoi scritti questa particolarità la si nota anche nello starle vicino, ascoltarla, parlarle. La sua voce dolce e velata, il suo sguardo sereno che cela un fondo di lontana tristezza, la sua risata gioiosa e cristallina, la sua disponibilità unica al rapporto con il pubblico, una donna stupenda.
La lettura delle sue poesie diviene un arricchimento per ciascuno di noi. Grazie  a Maria Rosa per essere stata presente a Quartu Sant’Elena, e speriamo di incontrarla di  nuovo in altre occasioni   di promozione della cultura verso la poesia. Ma un grazie a Maria Rosa Cugudda anche per averci dato la possibilità di compiere quasi un piccolo miracolo nel momento in cui abbiamo letto e ascoltato le sue poesia: Maria Rosa le ha scritte ma esse sono diventate parte integrante di ciascuno di noi, sono entrate dentro di noi, e hanno a ognuno lasciato un segno, un sentimento, un ricordo. La poesia diventa di tutti coloro che la leggono, filtrata da emozioni e sentimenti personali, da esperienze e convinzioni … di questo piccolo miracolo, di questo dono, la ringraziamo. 
“...perchè ognuno sia libero di esprimere ciò che è, senza giudizio…”  (ildesertofiorisce.splinder.com    il blog  per avere news e conoscere meglio l’autrice).
Maria Lucia Meloni
Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Novembre 2011 

alda merini




Una grande donna, Alda, alla quale la vita di ogni giorno ha sicuramente dato meno di quello che si meritava. Ma la vita che lei ha raccontato, quella passata per le sue parole e i suoi versi, era tutta un'altra cosa. Amava definirsi pazza, la "pazza della porta accanto", e la sua pazzia era qualcosa che andava oltre i ricoveri negli ospedali psichiatrici che ha vissuto e raccontato.

La sua era una pazzia di libertà, di parole e sentimenti. Una pazzia che calata nell'amore diventava passione, ora alta e viva, ora struggente e malinconica. "Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta/e ho dimenticato il tuo volto./Mi chiedono se la mia disperazione sia pari alla tua assenza/no, è qualcosa di più:/è un gesto di morte fissa/che non ti so regalare", scriveva la Merini. O ancora "Torna amore vela delicata e libera/ che occupi il pensiero della mia terra/ sto morendo sulla grandiosità di un fiume/che è rosso di desiderio/ e vorrebbe travolgere il tuo amore".

Emozionano, le sue liriche, emozionano per la loro intensità e la loro forza. Emozionano per quel suo modo di intendere la poesia, qualcosa di simile a una missione di riscatto per gli esclusi, per quelli che desiderano, che cercano e non si rassegnano.

La sua poetica si può racchiudere in queste parole: "Non ho bisogno di denaro. Ho bisogno di sentimenti, di parole, di parole scelte sapientemente, di fiori detti pensieri, di rose dette presenze, di sogni che abitino gli alberi, di canzoni che facciano danzare le statue, di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti. Ho bisogno di poesia, questa magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi".

Aveva scelto di vivere ai margini, la Merini, e ai margini invecchiava e osservava una realtà che non amava. "Si è persa la favola, nessuno scrive più lettere alle fidanzate, gli italiani sono sempre più cretini, malati di padreternismo", diceva in un'intervista recente.à colori nuovi".